Fiera del Libro 2009

Sabato 16 e domenica 17 maggio sono stato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino.

Allo stand Simplicissimus, in quanto dedo, sono subito entrato a far parte della schiera degli espositori volontari, insieme ad altri impallinati di ebook (LordMax, Luke, Shinken, per citarne alcuni). Niente a che vedere con le standiste gnocche de La Stampa, ma ci mettevamo passione :-)

La gente interessata agli ebook reader era talmente tanta che non mi sono potuto muovere dallo stand, per non parlare della gola a fine serata!  Tra un “lo schermo non è retroilluminato” e l’altro sono però riuscito a scattare qualche foto con la mia pessima macchinetta digitale. Una volta tornato a casa, ho creato un video a partire da quelle foto.

Per farlo ho utilizzato animoto e ci ho messo una mezz’oretta, divertendomi molto. In poche parole uno strumento democratico, rubando l’espressione utilizzata da Lawrence Lessig per le macchine fotografiche Kodak.

Lawrence Lessig, 2005, Cultura libera, trad. it. Bernardo Parrella, Apogeo (Cultura digitale), Parte 1, Capitolo 2, http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2250-X/parte/parte_1/capitolo_2

Il cambiamento tecnologico che rese possibile la fotografia di massa non ebbe luogo fino al 1888, e fu l’invenzione di un solo individuo. George Eastman, egli stesso fotografo amatoriale, era frustrato dalla tecnologia fotografica basata sulle lastre. In un lampo d’intuizione (per così dire), Eastman si rese conto che, rendendo flessibile la pellicola, questa poteva essere arrotolata attorno a un fuso. Quel rullino poteva quindi essere portato da uno sviluppatore, riducendo in maniera sostanziale i costi della fotografia. Diminuendone le spese, Eastman prevedeva di ampliare enormemente la popolazione dei fotografi.

Eastman realizzò una pellicola flessibile di carta emulsionata e ne collocò i rullini in macchine fotografiche piccole e semplici: le Kodak. L’apparecchio fu commercializzato facendo leva sulla sua semplicità. “Tu premi il pulsante e noi pensiamo al resto”.

[...]

Per 25 dollari, chiunque poteva fare fotografie. La macchina fotografica aveva la pellicola pre-caricata e, dopo l’uso, andava riportata a un laboratorio Eastman, dove si sviluppavano le foto. Naturalmente, con il tempo furono migliorati sia il costo della macchina fotografica sia la facilità d’impiego. I rullini divennero così la base per l’esplosiva crescita della fotografia.

[...]

La fotografia professionale offriva alla gente uno scorcio di luoghi che altrimenti non avrebbe mai visto. La fotografia amatoriale le dava la capacità di documentare la propria vita in un modo fino ad allora impossibile.

[...]

In tal senso, la macchina fotografica e la pellicola Kodak furono tecnologie espressive. Naturalmente, lo erano anche la matita e il pennello. Ma ci volevano anni di addestramento prima che questi strumenti potessero essere utilizzati dai dilettanti in maniera utile o efficace. Con la Kodak, divenne possibile esprimersi in modo assai più rapido e semplice. Venne abbassata la barriera dell’espressione creativa. Gli snob ne schernirebbero la “qualità”; i professionisti la liquiderebbero come qualcosa di estraneo. Ma osserviamo un bambino che studia l’inquadratura migliore per scattare una fotografia e avremo il senso dell’esperienza creativa a cui la Kodak ha dato vita. Tali strumenti democratici offrirono alle persone comuni un modo molto più facile per esprimere se stesse di quanto fosse possibile con ogni altro strumento precedente.

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