Un paio di chicche su Nietzsche

Secondo uno studio neurologico della storia clinica di Friedrich Nietzsche, il filosofo tedesco soffriva di una rara malattia ereditaria (CADASIL) che spiegherebbe i suoi continui problemi di salute e il crollo neurologico finale.

Al di là dell’argomento questo tipo di studi è apprezzabile. La storia è l’unica “scienza irrazionale”: la massa degli eventi storici è informe, priva di catene sistematiche di causa effetto, solo il contributo delle altre scienze può gettarvi luce.

Non sarebbe male uno spin-off di Doctor House incentrato sulle diagnosi impossibili di malattie che hanno già avuto il loro infausto decorso. Un po’ come quel poliziesco in cui un intero dipartimento si occupa di casi archiviati (una genialata giuridica ed economica… nella realtà infatti non esiste).

L’altra chicca è un intervento comparso su un forum, contiene riflessioni e consigli di lettura interessanti sul rapporto tra volontà di potenza e biologia. Lo copio-incolo qui sotto.

La questione della genesi del concetto di volontà di potenza in termini di scienze della natura, e in particolare di biologia, è alquanto interessante. Sottovalutato, quando non ignorato, dalle interpretazioni canoniche e dalla “vulgata” intorno alla volontà di potenza, questo è invece un aspetto cruciale della esegesi nietzscheana, che consente di leggere sotto una luce molto diversa e certamente più articolata il tema, appunto, del Wille zur Macht (rendendo tra l’altro ben più problematica rispetto a quanto ho visto in alcuni interventi su questo forum la discussione intorno ai concetti di “razza”, “allevamento”, “selezione artificiale” tipici dell’ultimo Nietzsche. Ma questo è un altro discorso). Nietzsche, come credo di aver già osservato in alcuni dei miei interventi precedenti, conosceva bene i termini del dibattito in corso nella biologia cellulare ottocentesca sul tema dell’individualità, e in qualche modo ha contribuito alle riflessioni sul problema – tra gli altri – degli eventuali rapporti tra organico e inorganico. Le articolazioni di tale questione, oltre all’intreccio di influenze (non sempre dichiarate) che Nietzsche ha ricevuto dalle sue numerose letture in merito, rendono impossibile una sintesi su questo forum. Chi volesse approfondire può andare a leggersi un testo che ho menzionato di recente: Andrea Orsucci, Dalla biologia cellulare alle scienze dello spirito. Aspetti del dibattito sull’individualità nell’Ottocento tedesco, il Mulino, Bologna, 1992. Monografia magistrale, di elevato profilo storico-filologico, per il rapporto tra biologia cellulare e filosofia (non solo nietzscheana) è quello che La linea e il circolo di Paolo D’Iorio è per gli intrecci tra filosofia e cosmologia. Per concludere rispondo alla domanda di Stirner, se la volontà di potenza sia relativa solo all’organico o riguardi anche l’inorganico: Nietzsche, riprendendo e rielaborando le tesi (a volte anche diverse tra loro) di vari scienziati della natura come Haeckel, Bernard, Roux, Nägeli, ritiene che vi sia continuità tra inorganico e organico, e sostiene che entrambe queste sfere della natura siano, pur con importanti differenze che non posso qui illustrare, volontà di potenza. Per una prima impostazione della questione potrebbe essere utile la lettura, da un altro testo che ho già citato (Claudia Rosciglione, Homo natura. Autoregolazione e caos nel pensiero di Nietzsche, ETS, Pisa, 2004), del terzo capitolo, Organico e inorganico: continuità o opposizione? (pp. 141-197).

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1 Commento »

 
  • Era ora! Fino ad oggi, per quanto a me noto, solo Heidegger, nel suo monumentale “Nietzsche” aveva preso sul serio il suo “tutto è biologia”. Mostrando peraltro come questo comportasse più una “filosofizzazione della scienza”, ed una problematizzazione pensante dell’inorganico, piuttosto che il contrario.

 

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